C’è un’insegna nera sotto i portici. La scritta è bianca.

Suonando al campanello la porta si lancia nell’esecuzione di un clock severo. Segue corridoio. Scale poco oltre.

Il corrimano è in legno, di bella fattura. Curiosamente anche la tromba delle scale ha forma quadrata.

Il piano dovrebbe essere il secondo. Eccola lì, la porta d’ingresso.

Ha un cornicione bello grosso, tinto di scuro.
È aperta.

Piccolo disimpegno, tappeto a dominante rossa, poltrone stile famiglia reale. Si registra piccolo tavolino imbandito di giocattoli: è una sala d’attesa che tiene in considerazione anche i piccini.

Si passi oltre. In uno schiocco di corridoio si ha la possibilità di svoltare in una nuova stanza: porta bianca, leggera.

Stanza ariosa. Scrivanie ampie. Listelle sotto ai piedi, legno garbato.
Libreria modulare bianca, più regolare di un sorriso.
I suoi denti sono vecchie e nuove grammatiche della comunicazione e del design.
Piante rilevate: atmosfera salubre ottenuta.